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Filetto affumicato al caffelatte

by Lara

Filetto affumicato al caffelatte

Ci sono materie che affascinano più di altre ed è inutile anche solo ridirlo, il caffè è uno di quei materiali che fanno parte della nostra tradizione e cultura da sempre, sul caffè si è scritta molta letteratura e si sono girati kilometri di pellicola, è un pretesto sociale e una pausa piacevole, una coccola e un apostrofo social prima ancora che i social ci fossero.

Nelle varie visite che ho fatto in questi ultimi sei anni di blog Ho avuto occasione di confrontarmi spesso con le realtà territoriali, dietro ognuna di queste realtà c’è sempre un anima, c’è sempre un fondatore, ci sono famiglie che raccolgono il testimone e che ne aumentano la cultura,  ci sono sempre storie di persone che si fondono per raccontare un prodotto e fare di questo prodotto la loro arte la loro espressione del passaggio sulla terra. Non è mai solo un prodotto

Anche questa volta non sono stata smentita.  La storia della famiglia Goppion a inizio dirittura nella metà dell’800 e da llora, ogni generazione della famiglia ha contribuito ad ampliare quella che è diventata la tradizione familiare.  La storia inizia, come letteratura vuole, da un trovatello abbandonato davanti all’orfanotrofio delle suore, una volta adulto questo trovatello cui era stato attribuito il nome Goppion aprì un piccolo negozio di alimentari dove tostava il caffè, affiancandovi di lì a poco una piccola osteria dove si consumava anche il caffè. I figli del signor goppion e i nipoti  continuarono la tradizione, ma si ritrovarono purtroppo a dover fare i conti con le due grandi guerre che nel 900 sconvolsero il nostro paese e un po’ per carriera militare un po’ per fortuna finirono in …. una volta tornata in Italia proseguirono con quella che era la tradizione della torrefazione del caffè ma stanno in Abissinia avevano acquisito tali e tante conoscenze sul prodotto che iniziarono a commercializzarlo in maniera più capillare e cominciarono a produrre delle miscele e a distribuirle in tutta Italia.

  Vi ho raccontato la storia di una realtà che per me è proprio del territorio, perché l’attuale torrefazione Goppion che ovviamente è cresciuta fino alla quotazione in borsa e all’aggressione dei mercati internazioneli, di generazione in generazione, dista neanche 10 km da casa mia ed era una vita che volevo andare a visitarla. Questo liquido marrone, caldo,profumato, inebriante ed energetico mi ha sempre affascinata, anche se non sono una grande amante del caffè sono amante dell’idea del caffè  e del fatto che due volte al giorno quando inizia la tostatura, attorno a questa grande torrefazione, per Chilometri e chilometri si spanda l’aroma della miscela in tostatura in quel particolare monmento. Ad accoglierci abbiamo trovato Paola, la responsabile marketing della famiglia Goppion, che ci ha illustrato tutta la metodologia di produzione dalla nascita all’importazione, dalla scelta delle partite in arrivo alla creazione dei vari cru e delle miscele senza dimenticare quali sono le regole della degustazione.

Mi ha fatto capire che il fatto che a me il caffè troppo amaro non piaccia non è un difetto, che la dolcezza è una qualità del caffè che va ricercata ed è indice di qualità elevata. Mi ha fatto capire che la schiuma è merito anche della miscela che la crea e troppa schiuma non va bene come non ne va bene troppo poca, il profumo e l’aroma sono importanti così come la terra dalla quale il caffè proviene e che per creare un buon caffè ci vogliono palati, ma soprattutto nasi raffinati

In ogni caso devo ammettere che il caffè purtroppo, nonostante questa visita, nonostante io abbia imparato a comprenderne note ed aromi e profumi, continua a non piacermi proprio tantissimo, ma ho accolto con grandissima simpatia l’idea di creare un piatto che lo utilizzasse come ingrediente svincolandolo dall’idea di bevanda di accompagnamento. Ho trovato tanto intrigante questa sfida che ho voluto addirittura renderla un pochettino più difficile, non mi sono accontentata di fare un dolce che sarebbe stata la cosa più semplice, avrei potuto trasformarlo in una bavarese, in un tiramisù, in una crema o un semifreddo, in un muffin o una torta da credenza o addirittura una salsa al caramello per accompagnare una torta da credenza. Maho voluto fare qualcosa di diverso e ho voluto accompagnarlo ad un piatto salato da un’idea che non so neanche come mi sia saltata fuori. Anzi no lo so benissimo come mi è saltata fuori mi è saltata fuori dal tema dell’MT Chellenge del mese, il n. 70, dove Greta ha lanciato il guanto della sfida sull’affumicatura.

Non voglio partecipare alla gara questo mese, non ho lo spirito giusto per farlo e sarei finita sicuramente fuori gara per uno più errori che sicuramente andrò a commettere nonostante l’assenza di regolamento sono certa che la lettura che ho fatto dei post sia stata troppo veloce per evere acquisito una vera conoscenza, quindi diciamo che è una ricetta filoMTC, fatta per curiosità, visto che ultimamente l’assenza di stimoli e di voglia mi caratterizza per la maggior parte del tempo, rendere omaggio a chi mi ha stimolato curiosit mi sembrava il minimo assoluto.  Quindi mi sono comunque lasciata ispirare da questa tecnica totalmente nuova, sono andata su Amazon e ho comprato i trucioli e adesso vado ad ammollarli nel caffè Dopodiché vedremo che cosa riuscirò a produrre

 

Filetto affumicato al caffelatte

 

Filetto di manzo affumicato al caffelatte
Preparazione
2 h
Cottura
8 min
Tempo totale
2 h 8 min
 
Piatto: secondi di carne
Cucina: Italian
Porzioni: 4
Chef: Lara
Ingredienti
  • 1 kg filetto di manzo
  • 5 tazze caffè miscela Nativo Goppion, biologico ed equo e solidale
  • 200 g schegge di botte di jack daniel's per affumicatura
  • 5/6 alchechengi
  • 2 spruzzi salsa Worcestershire
  • 3 Cucchiai panna
  • 4 cucchiai olio extravergine d'oliva
  • 2 spicchi aglio
  • 1 rametto rosmarino
Istruzioni
  1. Ammollare i pezzetti di legno in 4 tazze di caffè per circa 6 ore.

  2. Rivestire una placca da forno di alluminio e adagiarvi sopra le schegge di legno scolate dalla marinatura

  3. Riscaldate il forno a 100° e inserire la placca nella parte bassa del forno che poco a poco porterà alla formazione di fumo

  4. In una ciotola mettete una tazza di caffè, la salsa worcestershire, pepe, 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva, 2 spicchi d'aglio schiacciati e qualche ago di rosmarino, mescolate bene e poi massaggiate il composto sulla carne, fate riposare per una mezz'ora

  5. scaldate una padella con dentro il restante olio e cuocete la carne per circa due minuti per ogni lato, aiutandovi con delle pinze da cucina.

  6. adagiate la carne su una placca da forno e inseritela nel forno oramai pieno di fumo, lasciatela  affumicare per circa 10 minuti, la temperatura bassa eviterà che cuocia troppo ma il fumo al forte sentore di caffè darà aroma e profumo alla carne

  7. Deglassate il fondo della padella versandovi il fondo della marinatura delle carne e aggiungete gli alchecengi tagliati a metà e la panna, regolate di sale, sevite a parte come salsa di accompagnamento.


  8. Togliete la carne dal forno e tagliatela a fettine, disponetela sui piatti e servite accompagnata dalla salsa

 Filetto affumicato al caffelatte

Con questa ricetta rendo Omaggio all’MTC n. 70, L’affumicatura

 

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6 commenti

m4ry 19 Febbraio 2018 - 19:17

Il caffè è il caffè, ne prendo due al giorno, ma mi piace che sia di qualità. E mi piace con la boccata dolce. Bellissimo questo post, e davvero particolare e insolita la tua ricetta. Mi stupisce e mi intriga 🙂 Ti abbraccio forte e ti auguro una buona serata :*

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Lara 23 Febbraio 2018 - 9:15

Grazie Mary cara, io adesso in questo esatto momento vorrei una di quelle costatine della settimana scorsa…

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Andreea 20 Febbraio 2018 - 16:44

Un piatto molto interessante che non può essere che molto gustoso !

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Lara 23 Febbraio 2018 - 9:16

Grazie Andrea gentilissimo

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maria 21 Febbraio 2018 - 18:13

che bella recetta. 🙂

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Lara 23 Febbraio 2018 - 9:14

ma grazieeeeee

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